Perché gli artisti? MACAO è la risposta

“perché i poeti nel tempo della povertà?” chiede Holderlin nel suo poema “Pane e vino”.

E commentando questo verso, Heidegger dice: “Forse siamo nel momento in cui il mondo va verso la sua mezzanotte”.

 

In nome del vuoto

Il 5 maggio un gruppo di artisti, architetti, insegnanti e studenti e lavoratori precari della scuola e della comunicazione hanno occupato un edificio chiamato Torre Galfa e l’hanno rinominato Macao. L’edificio è un grattacielo di trentacinque piani, abbandonato da quindici anni.

Dieci giorni dopo l’occupazione, mentre il corpo gigantesco del precariato cognitivo milanese cominciava a stiracchiare le sue membra e a sintonizzarsi con la torre, sono entrati in azione gli esecutori del piano di sterminio finanziario. Il proprietario, noto alle cronache giudiziarie come corrotto e corruttore, ha deciso che quel posto è suo e deve rimanere com’è: vuoto. Tutto deve essere vuoto nella città, perché il capitalismo finanziario ha bisogno di distruggere ogni segno di vita. Le risorse materiali e intellettuali vengono progressivamente inghiottite, annullate, perché i predatori possano espandere la loro insensata ricchezza.

Per la prima volta, occupando la Torre, il movimento è uscito dalla sfera dell’underground e si è proiettato verso l’alto. Non è un movimento di talpe, ma di sperimentatori. Le talpe ora debbono venire fuori, debbono occupare ogni spazio, e contenderlo all’organizzazione di morte che si chiama Banca Centrale Europea.

 

The Republic of the 99%

"More wood, this is war!" The train in the Marx Brothers’ film is the most accurate picture of present-day capitalism. Running away, fleeing forward, dismantling itself to further fuel the machine: destroying rights, guarantees, life, wealth, resources, care, bonds, the entire building of modern social civilization. The mad rush of capitalism threatens to bring everything down with it. There is neither an overall plan nor a long-term prospect: just take all the wood necessary to keep the machine running. Capitalism has gone completely punk: "no future".
 
Deep down, something is broken. We act as if nothing has happened, but we know it. The general feeling is that "everything has become possible": for the EU to expel Spain from the euro, a bank run, a ‘corralito’ or an insurrection. Just anything. But we cling to the more remote possibility: that things just stay the same, that we return to "normal." Capitalism is improvising, but so are the movements that oppose it. No compass is of any use now, the maps that we have are falling from our hands and we have no idea where we are heading. The only thing that we can do – or so it seems – is to follow the events of the day: the King’s speech yesterday, Repsol’s troubles today, and tomorrow we'll see. Time is out of joint.
 

Piccolo saggio sulla diserzione

Quando non può lottare contro il vento e il mare per seguire la sua rotta, il veliero ha due possibilità: l'andatura di cappa che lo fa andare alla deriva, e la fuga davanti alla tempesta con il mare in poppa e un minimo di tela. La fuga è spesso, quando si è lontani dalla costa, il solo modo di salvare barca ed equipaggio. E in più permette di scoprire rive sconosciute che spuntano all'orizzonte delle acque tornate calme. Rive sconosciute che saranno per sempre ignorate da coloro che hanno l'illusoria fortuna di poter seguire la rotta dei carghi e delle petroliere, la rotta senza imprevisti imposta dalle compagnie di navigazione. Forse conoscete quella barca che si chiama desiderio.

  • Henri Laborit, Elogio della Fuga, 1976.

Scacco (matto?)

 Il pensiero politico contemporaneo manca del senso del tragico, e si sforza di interpretare la realtà in base a categorie discorsive che non riescono ad agire sugli automatismi tecnici, linguistici, finanziari, e psichici che sempre più spesso conducono al suicidio: il suicidio collettivo della devastazione ambientale, e il suicidio individuale che inghiotte un numero crescente di vite umane. Occorre invece comprendere la tragedia e parlare il suo linguaggio, se si vuole entrare in sintonia con la mutazione profonda che sta attraversando la società. E se si vuole cercare, ammesso che esista, una via d’uscita dall’abisso cui il capitalismo ha destinato la storia dell’umanità.

Io brucio: da un’inchiesta in Tunisia

In Tunisia, partire dal paese si dice « bruciare » la frontiera.
 
Nel mese di maggio 2011,  un gruppo di compagne e compagni venuti da Italia, Francia, Germania ed altri paesi europei vanno a fare inchiesta militante nella Tunisia post-insurrezionale, dalle città autorganizzate del sud alle spiagge del nord da dove partono i migranti per raggiungere Lampedusa, liddove si va a « bruciare ». La realtà è che, in seguito allo sconvolgimento del 14 gennaio, la caduta di Ben Ali susseguitasi all’occupazione della Kasbah I - l’esplosione delle forze - il governo di transizione così come i media nazionali ed internazionali, cercano di dare della situazione una visione pacificata. Di contro, numerosi gruppi ci parlano della necessità di portare avanti il processo rivoluzionario, di approfondirlo, spingerlo oltre la caduta dei simboli. Oltre l’ordine imposto. Oltre la normalizzazione. Torna la repressione. Questa volta, attraverso una strategia di guerra a bassa intensità, fatta di poliziotti in borghese che pestano i manifestanti alla minima mossa. Le tensioni politiche si acuiscono, si dà la caccia all’attivista, giovane soprattutto, cioè i diplomati disoccupati, studenti e provenienti da ogni parte delle campagne, rimasti a Tunisi dopo la fine dell’occupazione della Kasbah, proseguendo la protesta.

Tame Beasts: on obedience

In 1959, Dr. Dimitriy Belyaev and his colleagues of the Institute of Cytology and Genetics in Novosibirsk, Russia, started a long-term experiment in the domestication of the silver fox (Vulpes vulpes). From an original population of 130 farm-bred foxes, the research team  progressively selected those who showed the least avoidance behaviour towards humans and separated them from the rest of the group. By allowing them to breed only amongst themselves – while avoiding interbreeding – by 1985 the researchers had managed to have 18% of the tenth generation of foxes showing extremely tame behavior. Their experiment was interrupted in that year, but other, more recent experiments have shown very similar results. Foxes, some of the least domesticable animals in nature, can be tamed as a species.[1]
 
Let’s compare the transformation of the Vulpes vulpes over the relatively short time-span of ten generations, with the evolution of humans over the vastly longer period of History, which we presume began in 3200 BC, with the first written records in Mesopotamia. That is, over 200 generations ago.
 

A Reading List for #Occupy - Part IV

Edited by Paolo Mossetti

After the Occupy Wall Street "People's Library" was brutally dismantled by the police, last November, I asked some of my favourite writers, activists, and academics to help me compile a list of books that would recreate, though only virtually, the library's shelves. 

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